domenica 13 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


S - come Strega


John William Waterhouse: “The Magic Circle” - (1886)



La strega è una donna ritenuta dedita all'esercizio della stregoneria, ovvero, secondo vasta credenza popolare tradizionale a molte culture, una donna che si ritiene sia dotata di poteri occulti.
La figura della strega ha però radici che precedono il Cristianesimo ed è presente in quasi tutte le culture.
È stata avanzata l'ipotesi che la stregoneria sia l'interpretazione fantastica dell'intossicazione da Ergot.

Il termine deriverebbe dal greco "stryx, strygòs" e sta per "strige, barbagianni, uccello notturno", ma col passare del tempo assunse il più ampio significato di "esperta di magia e incantesimi". Nel latino medioevale il termine utilizzato era lamia, mentre nelle varie regioni d'Italia il sostantivo varia molto a seconda della zona. Possiamo perciò trovare:

Masca o Maggia (Piemonte)
Stria o Bàsura (Liguria)
Borde (Toscana)
Strìa, Maggia (Lombardia, Emilia, Trentino Friuli-Venezia Giulia)
Cogas, stria, brúscias o maghiargia (Sardegna)
Strìa/Striga/Strigo (Veneto)
Janara (Sannio) e (Irpinia)
Mavara (Sicilia)
Magara (Calabria e Basilicata)
Masciáre o chivàrze (Taranto e provincia)
Macàra (Salento)
Stiara (Grecìa Salentina)
Stroll'ca (Umbria)

Il termine stregoneria, sta ad indicare un insieme di pratiche magiche e rituali, spesso a carattere simbolico; questo termine nel corso dei secoli ha assunto diverse valenze negative o positive a seconda del punto di vista degli autori che hanno trattato l'argomento.
Ad esempio presso le religioni monoteiste le pratiche stregonesche sono state etichettate in maniera spregiativa, considerate distinte dalla religione vera e propria in quanto, sempre dal punto di vista dei monoteismi, collegata a forze occulte che l'officiante (strega) cerca di dominare e di utilizzare per i propri fini.
Invece ad esempio dal punto di vista del neopaganesimo il termine stregoneria è stato rivalutato ed usato per indicare quelle pratiche antichissime (soprattutto rurali), che sopravvissero all'avvento dei monoteismi ed all'estirpazione violenta degli antichi culti pagani e che in seguito vennero perseguitate con forme di violenta intolleranza come la caccia alle streghe.
Il termine deriva dal latino strix con cui si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. A questo uccello venne associata successivamente la strega una donna che prevedeva il futuro e praticava la magia e che, secondo gli autori cristiani, aveva affari con il diavolo, perciò venne considerata malvagia e le sue pratiche definite come stregoneria.


La Santa Inquisizione


 Il fenomeno della stregoneria si diffuse massicciamente in Europa tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età Moderna, quindi fra la metà del ‘400 e la fine del ’600: si parla di una vera e propria “Caccia alle Streghe”, una sorta di ossessione che portò a una persecuzione accanita, con un numero elevatissimo di processi e condanne, anche capitali.

Non si possiedono cifre esatte e le stime degli studiosi differiscono, ma alcuni ritengono possibile che siano state processate più di 110.000 persone e che di queste almeno 60.000 siano state giustiziate.

Anche nei secoli precedenti erano note e diffuse nei villaggi varie “pratiche magiche” risalenti all’epoca preistorica: il legame tra l’uomo e la natura lo portava a credere negli spiriti dei boschi, dell’acqua, del fuoco, del grano, della caccia, divinità di cui poteva invocare l’aiuto.

Nel tempo si tramandarono formule e incantesimi i cui scopi erano: ottenere guarigioni, onore, favori, ricchezze, rendere fertili i campi e il bestiame... tipiche credenze contadine all’interno delle quali si poteva distinguere una “magia bianca”, produttiva di effetti benefici; e una “magia nera”, che mirava a produrre effetti malefici.

La Chiesa aveva un atteggiamento tollerante a patto che le pratiche non creassero danni: solo allora venivano condannate e i maghi puniti.
Gli antichi canoni ecclesiastici, infatti, erano scettici riguardo all’esistenza delle streghe e ai loro poteri magici: sostenevano trattarsi di fantasie, di invenzioni e doveva essere considerato eretico non chi raccontava di possedere tali poteri ma chi credeva che questi fossero realtà!

Fu verso la metà del ‘400 che la magia cominciò a essere interpretata dalla Chiesa come opera del demonio. La chiamata di qualunque spirito o divinità non cristiana cominciò a essere interpretata dalla Chiesa come abbandono della fede; dovevano dunque essere denunciati alle autorità ecclesiastiche i “maghi”, le “fattucchiere” e anche i loro clienti.

Il ‘500 e il ‘600 furono secoli di paura, di tensioni sociali in tutta Europa con guerre, epidemie e miseria. L’unità del mondo cristiano si era dissolta in seguito ai movimenti dissidenti della Riforma Protestante, la fede non bastava a garantire una vita serena al riparo da eventi disastrosi, la Chiesa, infatti, poteva garantire solo la salvezza dell’anima, non certo la sicurezza materiale, di non incorrere in malattie, né un’efficace protezione contro i malefici e le persone crudeli.
Gli stessi teologi e le gerarchie ecclesiastiche vivevano un periodo di grande insicurezza, le credenze iniziavano a vacillare e sempre più persone abbandonavano la religione Cristiana Cattolica per unirsi ai Protestanti: un segno della crisi è dato proprio dal ricorso allo sterminio come unica possibilità di eliminare chi metteva in discussione la fede.
Quello che gli imputati confessavano, che si trattasse di estorsioni o di pure fantasie, per i giudici diventava reale; nessuno era immune alla caccia e la paura cresceva.
Ma timore e sospetto non avrebbero scatenato la persecuzione delle streghe se non fossero esistiti gli strumenti giudiziari per istituire i processi e quei movimenti creati per distruggere sul nascere ogni forma di ribellione.

Giudici e processi

Prima della “Caccia alle Streghe” i tribunali ecclesiastici si occupavano dei crimini spirituali mentre i tribunali secolari dei reati penali e dei danni materiali, inoltre, è da sottolineare che i tribunali ecclesiastici emanavano le sentenze ma non potevano eseguire le punizioni e le condanne e quindi si rivolgevano ai giudici laici.
La stregoneria, a partire dal ‘500, venne inclusa fra i crimini secolari; in teoria sarebbero stati i tribunali laici a occuparsi di questo particolare reato… ma nacque proprio qui l’alleanza e la collaborazione tra gli inquisitori e il clero.
Bisogna quindi dire che, se la Santa Inquisizione è sempre stata vista come un simbolo dell’epoca dei roghi, questo è sbagliato; anche se la Chiesa mise il suo zampino, a occuparsi dei processi, delle torture e delle condanne furono i magistrati laici, con l’eccezione della Spagna e dell’Italia.

Un altro importante particolare, che ha reso la giustizia falsa e vergognosa in tutto quel periodo, fu il cambiamento del tipo di sistema.
Infatti, prima, esisteva il così detto Sistema Accusatorio, nel quale solo un cittadino poteva accusare un'altra persona, ciò doveva essere fatto sulla base di prove valide e confermabili, anche perché se l’accusa risultava non vera si attivava la “legge del taglione”, cioè veniva punito chi aveva denunciato ingiustamente. I processi erano quindi molto pochi.
A partire dal 1200, questo sistema, venne sostituito dal Sistema Inquisitorio, in cui tutti potevano accusare tutti, senza l’ombra di una prova e senza correre rischi.
Le persone che, in teoria, avevano compiuto il crimine venivano processate, ma bastava che ci fossero due testimonianze contro di loro e il gioco era fatto… venivano condannate!
Per le persone processate per stregoneria le cose risultavano ancora più dure e pesanti… la Chiesa sosteneva la necessità di intervenire assolutamente sia per salvare la comunità, sia per purificare l’anima del peccatore! Per questo motivo, venne ritenuto importante far confessare la presunta strega a tutti i costi… anche con l’uso delle torture più atroci!


- IX secolo, nacquero le figure dei Tempestari, persone che venivano accusate di causare con i loro poteri le tempeste, la distruzione delle coltivazioni, la morte del bestiame e le carestie!
Questi personaggi venivano puniti duramente: 200 frustate e l’obbligo di umiliarsi sfilando nei villaggi con il capo rasato!
In realtà erano solo i capri espiatori del malessere generale!

- Anno 829, al Sinodo dei Vescovi venne dichiarato: “I loro poteri possono inquinare l’aria, scatenare tempeste e grandine, prevedere il futuro, privare una donna di figli e di latte e darli, invece, a un’altra e operare molti altri prodigi!”

- Anno 1233, con una bolla papale viene decisa la nascita della Santa Inquisizione.

- Anno 1275, viene messa al rogo la prima strega a Tolosa.

- XIII secolo, iniziano a comparire i primi libri contrari ai processi e alle modalità di tortura.

- Anno 1484, una bolla papale di Innocenzo VIII sollecitava, e quindi autorizzava, gli inquisitori tedeschi a cacciare e combattere le streghe.

- Anno 1486, due inquisitori tedeschi Heinrich Istitor Kramer e Jakob Sprenger pubblicarono il “Malleus Maleficarum” cioè il “Martello delle Streghe”, una specie di enciclopedia che illustrava le credenze e le superstizione della Germania.
Inoltre, conteneva la completa descrizione di come dovevano essere svolti i processi e le torture, il perché le streghe fossero di numero superiore agli stregoni, loro, infatti, affermavano: “C’è un difetto nella formazione della prima donna, fatta con una costola del petto ricurva, cioè ritorta, quasi fosse contraria all’uomo. Ne deriva che in quanto animale imperfetto la donna non fa altro che ingannare!”. Perciò le donne dovevano essere punite non con la prigionia ma con la morte, anche se erano pentite!
Il manuale ebbe 14 ristampe nei successivi 35 anni!

- XIV secolo, in un solo anno furono condannate a morte,nel principato di Eichstaett, 274 persone, tutte con l’accusa di stregoneria.

- Anno 1585, a Rottemburg, i giudici espressero il loro timore che la caccia alle streghe portasse alla condanna di tutte le donne, visto che già in due villaggi vicini ne era rimasta solo una.

- Anno 1589, nelle terre del convento di Quedlinburg furono giustiziate 133 streghe in un solo giorno.

- Tra il 1627 e il 1629, a Wurzburg, furono condannate 160 streghe e più di un quarto di esse erano solo delle bambine e dei bambini!

- Anno 1631, un gesuita di Wurzburg, Friederich Von Spee, pubblicò, in anonimato, un libro: “Cautio Criminalis”, all’interno del quale condannava la tortura nei processi alle streghe. Egli afferma : “La tortura non prova assolutamente nulla. I più resistenti tra quanti hanno dovuto sottostare a questa esperienza mi hanno dichiarato che non esiste delitto che non sarebbero stati disposti a confessare senza indugio, pur di avere un qualche sollievo, e che avrebbero preferito morire dieci volte piuttosto di essere nuovamente torturati…” e poi “Gli ingenui fanatici che incoraggiano la caccia alle streghe dovrebbero capire che, dal momento che ogni torturata deve denunciare qualcuno, i processi si moltiplicheranno finché, a lungo andare, le accuse toccheranno anche loro, e tutti saranno bruciati.”

- Anno 1692, scoppia il clamoroso caso di Salem.

Gli ultimi condannati al rogo:
1712 Inghilterra,
1722 Scozia,
1728 Berlino,
1754 Francia,
1775 Germania,
1782 Spagna,
in Messico e Perù condanne ancora nel XIX secolo.



Di fronte ad una realtà sociale piena di malattie, di povertà e di fame, la teologia non riesce più a dare risposte certe al perché certi avvenimenti succedano, quindi risulta facile dare la colpa alle streghe per qualsiasi danno sociale: morte di bambini, carestie e altro ancora..


Fonti:
Miei Appunti
Appunti della mia amica
Spark.moon

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:



R - come Rusalka

Konstantin Vasiliev


Etimologia:

La parola Rusalki (Rusałki, Rusálke, Rusalije, Русалки) o Rusalka è un termine generico per indicare le divinità, gli spiriti e i demoni femminili associati ai fiumi e ai laghi nella mitologia slava-russa.
Il nome deriva, secondo una etimologia popolare, da ruslo, che significa "ruscello, corso d'acqua" .

Iconografia:

Le loro caratteristiche fisiche e le loro funzioni variano molto nelle diverse culture slave, come anche i nomi utilizzati per definirle. In Russia sono note anche come beregine (da bereg > sponda, riva). Nei Balcani vengono chiamate samovile dai bulgari e vile da serbi e croati. Potevano avere l'aspetto di donne giovani e attraenti dai lunghi capelli, gli occhi verdi, con corone di fiori intrecciati sul capo e vesti bianche, ma spesso erano nude. In altri casi erano descritte come simili ad Amazzoni o ancora come creature femminili dall'aspetto cadaverico e notturno. Spesso erano metà donne e metà pesci, come le sirene delle mitologie classiche. In generale venivano associate all'acqua e alla primavera, potevano influire sulla fecondità delle donne, sui raccolti, sulla pesca, curare malattie, ma anche causare la morte. La festa pasquale di Pacha Rosarum o Rosalia prende il nome proprio dalle Rusalki.

Come divinità minori dell'acqua corrispondono alle ninfe della mitologia greca. Di notte uscivano dall'acqua per ballare alla luce della luna. Il loro albero sacro era il platano. La loro festa era all'inizio di maggio, la cosiddetta Settimana delle Rusalki, quando uscivano dall'acqua in pieno giorno e si mettevano a sedere sui rami dei platani. Durante questa festa gli uomini si riposavano dal lavoro e nuotavano. Le Rusalki erano anche in grado di punire le donne che lavoravano durante la loro festa.

Generalmente sono belle donne dai seni prosperosi, con capelli, neri, rossi o verdi, lunghi fino alle ginocchia, vestite di una tunica bianca o di foglie. I loro capelli devono essere sempre bagnati, altrimenti muoiono; basta tuttavia che esse si pettinino, perché dalle chiome si generi uno zampillo d'acqua.
Nella regione di Saratoff le Rusalke diventano dei demoni incubi, con l'aspetto di creature gobbe e pelose, con artigli ed un uncino di ferro che serve per afferrare i passanti; a costoro pongono quindi delle domande e se la risposta data è sbagliata, fanno ai malcapitati il solletico fino a vederli sbavare, e poi li trascinano nel fondo delle acque. In altre regioni, come in Bielorussia o tra gli Slavi Occidentali, le Rusalke perdono il carattere acquatico, per rimanere solo degli spiriti dei campi e dei cereali.




Origine :

Nella maggior parte delle versioni, la Rusalka è un essere inquieto morti, associato alla "forza impuro". Secondo Zelenin, persone che muoiono violentemente e prima del tempo, come le donne giovani che si suicidano perché sono stati abbandonata dai loro amanti, o le donne non sposate che si trovano in stato di gravidanza, devono vivere il loro tempo indicato sulla terra come spirito.
La versione spettrale è l' anima di una giovane donna che era morta in o vicino a un fiume o di un lago ed è tornato a tormentare tale corso d'acqua. Questo non morti rusalka non è sempre malvagio, e avranno la possibilità di morire in pace se la sua morte è vendicata.
Rusalki può provenire anche da bambini non battezzati, spesso quelli che sono nati fuori dal matrimonio e annegati dalle loro madri per questo motivo. Bambino Rusalki presumibilmente vagare nella foresta chiedendo di essere battezzati in modo che possano avere la pace. Essi non sono necessariamente innocenti, tuttavia, e può attaccare un uomo abbastanza sciocco avvicinarli.


La rusalka oggi

Alle rusalke sono ancora oggi dedicate feste. In Ucraina vengono ricordate con una festa all’inizio della primavera, connessa alla fecondità. E’ interessante notare come il mito delle rusalki racchiuda una serie di significati, in parte sopravvissuti nel folclore e nella mentalità slava, che fanno della donna un essere magico, legato alla ri-generazione della natura, ma al contempo demoniaco. Un essere capace di vendicarsi se viene tradito il patto amoroso. Un essere che può dare la morte pur legandosi alla vita, che agisce dominata dall’odio perché ha conosciuto l’amore.

Forse non è temerario affermare che questo mito sopravviva – per estremo – nelle lotte di movimenti come le Femen (che nude, appunto, attraggono con l’inganno erotico ma il cui scopo è una rivendicazione sociale) o nelle ormai note Pussy Riot, in cui l’elemento erotico presente fin nel nome si lega a un ben più radicale messaggio politico. Il patto che è stato rotto è appunto quello sociale, il riconoscimento della sostanziale uguaglianza tra i sessi. Uscendo dai casi di cronaca, invero un po’ estremi, esiste nella donna slava un richiamo all’autonomia (mai realmente negata) che si scontra con il paternalismo di società mascoline e muscolari.

Massimiliano Di Pasquale, nel suo Ucraina terra di confine, racconta di Asgarda, un gruppo di centocinquanta ragazze che si proclamano discendenti delle Amazzoni. Kateryna Tarnovska, leader del movimento, dichiara che lo scopo è emancipare l’Ucraina dal retaggio totalitario, liberando i sogni e desideri delle donne. Donne che vivono secondo una regola comune, e le cui figlie vengono “educate” dal gruppo una volta raggiunta l’età di tre anni. L’acqua è l’elemento sacrale. Asgarda, nome dell’associazione, fa riferimento alla mitologia nordica. Un pasticcio culturale? Non proprio se ricordiamo che il primo regno russo, quello kieviano, è stato fondato da guerrieri vichinghi. Tutto si tiene, nel passato nel presente delle donne slave.


Settimana Rusalka

Il Rusalki sono stati ritenuti a loro più pericolosi durante la Settimana Rusalka (Rusal'naia) all'inizio di giugno. A questo punto, avrebbero dovuto lasciare le loro profondità dell'acqua, al fine di oscillare sui rami degli alberi di betulla e salice di notte. il Nuoto durante questa settimana era severamente proibito, perché sirene si trascinano nuotando verso il pavimento fiume. Una caratteristica comune della celebrazione Rusal'naia è stato il bando di sepoltura rituale o della Rusalka, alla fine della settimana, che rimase come intrattenimento in Russia fino al 1930.


Fonti:
eastjournal
wikipedia
ilcrepuscolo
miei appunti





Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:



Q - come Quarzo Rutilato


Classe minerale: ossidi, gruppo dei quarzi
Formula chimica: SiO2 + TiO2
Sistema cristallino: trigonale/tetragonale
Processo litogenetico: primario
Colore: trasparente con inclusioni aghiformi color oro

La luce della mente



Si tratta di un cristallo di quarzo contenente al suo interno filamenti di rutilio, che lo rendono carico elettricamente. Dona energia vitale, gioia e solarità a chi lo indossa. Libera dalle paure nascoste e dall’angoscia. Sviluppa, inoltre, indipendenza, larghezza di vedute e aiuta a non farsi condizionare dagli eventi esterni.

Anticamente noto come Capelvenere, gli si attribuiva la capacità di immagazzinare la luce solare per illuminare la mente umana. Veniva usato anche per allievare la tosse.

Di grande protezione, è consigliabile a tutti coloro che vogliono essere difesi nelle più svariate circostanze.

Per il suo colore è abbinato al 3°chakra, ma in realtà favorisce un aumento di energia in tutti i chakra. Svolge una forte azione a livello spirituale, promuovendo il contatto con il proprio Sé superiore e sviluppando chiaroveggenza.

La tradizione, dal punto di vista fisico, assegna a questa pietra una capacità rigenerativa sui tessuti e sulle mucose, nonché una capacità stimolante sul sistema immunitario. Per questo era considerata anticamente, utilissima nei casi di influenza (da indossare al manifestarsi dei primi sintomi), e in quelli di bronchiti croniche. Per rafforzarne l’effetto si può provare ad abbinare il cristallo alla calcite verde. I testi affermano che sarebbe adatto agli adolescenti perché potrebbe aiutare la crescita e favorire il portamento eretto.

Si può indossare come ciondolo, anello, bracciale o semplicemente in un sacchetto di cotone a contatto del torace. Ottimo da usare durante la meditazione per contattare stati superiori di coscienza, nel qual caso è bene posarlo sul 6°chakra.
Si purifica con tutti i metodi già descritti, si ricarica alla luce del sole.


Quarzo rutilato: chakra
Terzo chakra Manipura (“Ombelico e Plesso Solare”)

Quarzo rutilato: mitologia
Il quarzo rutilato era noto nell’antichità con il nome di “capelvenere” (Capelli di Venere) perché le inclusioni di rutilo formavano dei fili sottili e biondi come i capelli della dea. Si riteneva che riuscisse a catturare la luce solare e pertanto avesse la capacità di illuminare gli uomini.



Fonti:
Appunti vari
Cure-naturali




mercoledì 19 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


P - come Pietra Forata





Sin dai tempi più antichi, le pietre naturalmente forate sono state considerate dotate di poteri magici. Questa tradizione, risalente alla preistoria, è rimasta particolarmente viva tra le streghe di campagna britanniche. Queste pietre portano il nome di Pietre di Odino o di Pietre della Strega ( Hag Stones).
Questo tipo di pietra è spesso presente nelle favole e nelle leggende, soprattutto a quelle legate alle fate. Infatti, uno dei suoi poteri è proprio quello di facilitare il contatto con questi spiritelli e di aiutare lo sviluppo della “vista” ossia la capacita di vedere ciò che si può vedere con gli occhi.
Per secoli, molte cultire hanno incorporato l'uso di pietre forate in rituali e cerimonie, credendole in possesso di poteri sacri. Quali sono queste credenze?
Nel corso della storia, in molte culture si credeva che i sassi forati, sassi che hanno dei buchi scavati esclusivamente dalle forze della natura, avessero proprietà magiche e curative. Si credeva che contenessero la saggezza delle ere, e si pensava che offrissero protezione se indossati o portati con sé.
Pietre forate larghe, scolpite a mano, chiamate "men-an-tols", erano impiegate nelle cerimonie antiche. Rappresentanti del passaggio tra il mondo fisico e spirituale, venivano spesso disposte all'ingresso delle tombe e dei tumuli. In alcune culture, si riteneva che rappresentassero anche la rinascita e la transizione.
Gli antichi Celti officiavano cerimonie nuziali in cui la coppia univa le mani attraverso la pietra per simboleggiare e benedire l'unione. Secondo un altro esempio, dopo un anno di matrimonio la coppia poteva scegliere di ritornare alla pietra e rinunciare alla sua unione.
Appesi con del filo rosso alla porta delle case o nelle stanze servivano a proteggere l’ abitazione e gli abitanti dai pericoli e dalla magia nera;
L’ acqua in cui erano immerse queste pietre, insieme a del sale, era considerata curativa.
Appesi con filo rosso su culle e letti allontanavano gli incubi e impedivano a streghe, fate ed elfi di rapire i bambini.
Si portavano indosso per protezione e fortuna, soprattutto nei viaggi.

Poteri mistici:

Un altro potere attribuito alle pietre era quello della guarigione, e i bambini ammalati si facevano passare per tre volte attraverso la pietra per curare rachitismo o tubercolosi. Gli adulti potevano strisciarci attraverso per nove volte per curare reumatismi e problemi alla schiena. In assenza di massi così grandi, pietre più piccole venivano sfregate sulla parte colpita.

L'attributo più potente di una pietra forata è il suo potere di protezione. Se indossata o portata con sé, allontana gli spiriti maligni e protegge chi la tiene dai danni. Si appendevano i sassi alle testiere dei letti per prevenire gli incubi. Se un sasso si rompeva, si pensava che avesse usato il suo potere per proteggere una vita.

Si reputava che queste potenti pietre custodissero anche il dono della vista psichica per chiunque guardasse attraverso il sasso. Si diceva che se una persona guarda attraverso il sasso sotto la luce della luna piena, possa vedere il reame fatato, così come fantasmi, visioni, e l'"altro mondo".

Una pietra dai molti nomi:

Le pietre forate sono conosciute con una varietà di nomi: men-an-tol, an-cloc consanta (pietre lavorate), crick stones (un nome moderno), pietre delle fate, pietre stregate e pietre di Odino, che deriva dal mito vichingo secondo cui il dio Odino si trasformò in un verme e strisciò attraverso il foro in una roccia per rubare il "l'erba della poesia".

In America, le tradizioni dei nativi - anche se non è di una pietra forata che parlano - raccontano di speciali pietre chiamate watai, abitate dagli Inyan, il Popolo di Pietra. Questi sassi sono adoperati nelle cerimonie di guarigione e nelle ruote medicamentose per rimuovere la malattia e garantire la protezione.

Si noti anche che nei primi giorni di colonizzazione, i popoli nativi raccoglievano questi sassi e li lavoravano per creare collanine che poi erano barattate con gli esploratori in cambio di lenzuola ed altri articoli.

Trovare le pietre:

Trovare pietre forate richiede un occhio attento e molta pazienza. I posti migliori sono i letti dei ruscelli o i sentieri acciottolati. Le pietre lavorate possono spuntare anche sugli scaffali dei negozi di vendita al dettaglio, ma la credenza comune è che le pietre forate a mano non custodiscano gli stessi poteri di quelle naturali

Le cure appropriate per i sassi forati consistono nel purificarli allo stesso modo della maggior parte dei cristalli, cioè solitamente immergerli in acqua salata o ricaricarli con la luce del sole o della luna.
le pietre bucate sono anche un simbolo della dea.



Una pietra bucata,
L'ho trovata;
Ne ringrazio il destino,
E lo Spirito che su questa via
Mi ha portata...
Che possa essere il mio bene
E la mia buona fortuna,
Mi alzo la mattina all'alba
E a passeggio me ne vo,
Nelle valli, monti e campi
La Fortuna cercavo,
della Ruta e la Verbena,
quelle anche son portafortuna.
Me la tengo in seno chiusa
E nessuno lo deve sapere


Fonti: vari appunti web e http://suite101.com/article.cfm/holey_stones

martedì 18 dicembre 2012

Tell The Owl - Argomento ⑨: Mito: interpretazione della mitologia come insegnamento spirituale.




Cominciamo con esaminare cosa sia una religione...la parola "Religione" sembra derivi da un verbo latino: "religere" ossia "legare", collegare".
Religione, quindi, sarebbe il legame o il rapporto che si crea tra l'uomo e la divinità.

Che cos'è quindi la Divinità e come è nata? la divinità è un essere spiritualmente piu evoluto di noi, lo status dell'essere una tale entità.
Quindi un essere completamente partorito dalle nostre menti umane.

Fin dalla preistoria sono nati vari culti "divini" ...i primi furono proprio i culti della morte o della vita extraterrena .

Perchè i primi culti furono proprio quelli della morte?
Semplicemente perchè gli uomini cominciarono a farsi delle domande sui vari problemi che impedivano una vita serena e di conseguenza cercarono di darsi delle risposte. La paura più grande dell'uomo è proprio l'ignoto. Quindi la cosa migliore che si poteva fare per allontanare le paure è quella di affrontarle , ma come si fà ad affrontare un nemico che ci è ignoto? da lì l'attribuire delle definizioni plausibili agli avvenimenti dellla vita , cosi proprio come i culti della morte.

Quando l'uomo comincio ad avere in sogno una persona morta , vedendola come se non se ne fosse mai andata.. comincio a credere che ci fosse un altra vita dopo di questa che dava l’opportunità agli uomini di avere un altra "possibilità" , quindi le persone piu vicine cercavano di accompagnare il caro deceduto nell'altra vita nel miglior modo possibile ornando e riempendo di beni le proprie tombe.Credendo che cosi facendo avrebbero aiutato la persona cara a passare a miglior vita.
E cosi via con qualsiasi cosa o "essere" che faceva sorgere delle domande.
Quindi anche le "Divinità" sono frutto del nostro essere ma che nascondono delle sacre verità.

Le Divinità variano di epoca in epoca seguendo vari culti e tradizioni da millenni.
I più antichi risalgono all'Era preistorica con varie rappresentazioni di statuette e incisioni.
Le prime forme di rappresentazioni "divine" erano ciò che in quel momento l'uomo stava vivendo , il proprio sopravvivere su questo pianeta , cacciare , riprodursi ..etc. cicli naturali che li rappresentavano e le loro rappresentazioni erano un augurio propiziatorio prima di un avvenimento.
Ad Esempio se voglio che la mia compagna mi faccia una successione devo rappresentare ciò che rappresenta di più questo momento , una donna con i seni e glutei prorompenti è segno di salute e bellezza , se voglio che sia fertile la rappresenterò con ciò che rappresenta un nuovo arrivo ovvero la pancia gravida.
E cosi via per il resto dei tempi....

Successivamente la definizione di "Divinità" divenne piu articolata e meno veritiera per il mio pensiero , l'uomo si evolveva , dando modo di scacciare via i problemi che più li crucciava una volta , cominciarono le prime scoperte via via progredendo sempre di più , c'è chi comincio ad avere la sapienza delle erbe e delle varie arti di poter interferire un pò con il reale svolgimento dei fatti ,quindi cominciarono ad affrontare con più sicurezza i vari cicli vitali.
Senza tralasciare ciò che però ancora gli era ignoto… la grande forza della natura.
I vari avvenimenti durante la nostra presenza su questo pianeta (a noi ancora ignota) portò a far si che la terra si dimostrò in tutta la sua bellezza d’abbondanza e anche nella sua terribile forza distruttrice.
Quest’alternarsi di forze benevoli e non, man mano nel tempo fecero nascere Divinità più complesse…
assumendo la loro forma nei "Miti" .

Cosa Sono i Miti e la Mitologia? Il Mito è una narrazione investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socio culturale o in un popolo specifico. Ciò naturalmente non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa.
Il tempo del mito è assai vicino a quello della fiaba, come le fiabe iniziano con il loro "c'era una volta", così molto spesso i miti iniziano con espressioni come: "in illo tempore", "in origine", "quando ancora non c'era tempo".
L'"illo tempore" del mito non è un tempo qualsiasi, che si colloca in un qualche momento, seppur lontano, della durata storica, l'illo tempore è un attimo sacro, che abbraccia le età più lontane, il mondo presente e il futuro.
Per il mondo mitico vi è solo un tempo, "quel tempo", appunto, quello in cui accadde il mito.

La Mitologia Oltre a quella classica in senso stretto (greca e romana), ne esistono di diversi tipi e le più ricche sono quella indiana e quella mesopotamica. Tuttavia, non esiste cultura antica senza una propria mitologia.
Quindi quasi tutte le Divinità della Mitologia “Greca-Romana” sono presenti in altri culti precedentemente nati e poi ripresi dai Greci attribuendogli loro un nome proprio ma che coincide perfettamente con altre Divinità precedentemente venerate e invocate in culti molti piu antichi di essi quindi divinità pre-elleniche.
Ma Allora In che modo l'uomo preistorico "dialogava" con le divinità? Essenzialmente attraverso i riti. Possiamo dire che i riti sono gesti e parole, fatti a scopo propiziatorio.

Per Arrivare ad effettuare questi “riti” o a lavorare con la “ magia” si doveva arrivare a uno stato di coscienza spirituale alterato dove noi stessi entravamo in stretto contatto con il nostro “io” interiore ,anima,spirito in modo di metterci in contatto con loro…..o con noi stessi?

Sta di Fatto che la creazione della “Divinità” è stata un nostra invenzione per dare una spiegazione a ciò che per noi era ignoto o per dare un giusto indirizzo alla nostra vita.
Per arrivare al discorso finale vi espongo il mio culto della Dea Trina.
La Dea Trina rappresenta l’equilibrio supremo , l’equilibrio degli opposti che attraendosi tengono in piedi la bilancia , nulla potrebbe esistere senza gli opposti , il male senza il bene e viceversa.
Il Culto che Seguo della Dea Trina risale a tradizioni più antiche della Mitologia , più antica di certo di quella greco – romana , successivamente prese il Nome di Ecate , non cito fonti mitologiche babilonesi o sumere perché mi concentrerò sulla fonte piu“comune” .

Ecate viene rappresentata come Dea dai tre volti , Essa è contemporaneamente una e trina, in quanto riunisce in sé i tre aspetti, che sono stati visti da alcuni contemporanei come quello di fanciulla, di madre e di anziana (da cui il nome latino Trivia). divinità che rappresenterebbe il ciclo lunare dalla fase crescente,piena e calante, cosi come i cicli naturali di cui facciamo parte: la nascita – la bellezza fanciullesca –la verginità , la maturità –il sapere di una madre – la completezza ed infine la Morte – anzianità – saggezza. Queste tre rappresentazioni della Divinità fanno parte di noi da sempre tutto nasce,matura e poi muore per poter rinascere…. Questo rappresenta la nostra vita stessa . Ma lei racchiude lo stadio finale di completezza.

La Dea aveva il potere di creare e distruggere, proprio quest’ultimo turbo la mente umana fino a definirla una divinità oscura capace di potare nel regno degli inferi i vivi , di dare cattive punizioni e a sua volta di invocarla per portare del male.
Ma come si sa la morte è rinascita e rinascere significa dover prima o poi lasciare questa vita morendo a sua volta rinascere e cosi via…
Potrei rimanere qui a parlare della storia mitologica della Dea Trina dai sumeri ,egiziani,babilonesi,greci,romani e cosi via per tutta la mitologia esistente anche perché La Dea Trina appare in ogni sua forma in diverse mitologie con vari nomi o aspetti ma conservando il suo reale potere.

Perché attribuire il nome Ecate non seguendo il pantheon greco?
Attribuisco il nome di Ecate perché ne potrei dare cosi tanti , diversi e a mio piacere che la lista della scelta sarebbe infinita ,ma nessuno credo capirebbe, ho scelto questo perché è la definizione piu veloce da raggiungere e “capire” e poi bè perché la mitologia greca è molto poeticamente ben fatta da suonare bene.

“che fra tutti Zeus Cronide onorò, e a lei diede illustri doni,
che potere avesse sulla terra e sul mare infecondo;
anche nel cielo stellato ha una sua parte d’onore
e dagli Dei immortali è sommamente onorata.”

L’etimologia del nome significherebbe, secondo alcuni, “colei che opera da lungi", (sarebbe l'equivalente femminile di Hekatos, un epiteto di Apollo). Secondo altri, il nome deriverebbe dal termine greco per “desiderio, volere”, in riferimento al suo potere di realizzare i desideri dei mortali. Per altri ancora il suo nome avrebbe la stessa radice della parola greca “cento” e sarebbe sinonimo di “multiforme”.
Quindi il mio attribuire un “nome” è solo per il semplice fatto di “concretizzare” un ideale conservato da millenni sul reale e “vero” potere della Dea Trina , non un appellarmi a miti o pantheon.

Lo Scopo di questo Antico culto della Dea Trina è di capire completamente ed entrare in completa sintonia con i cicli naturali della vita , Cercare di entrare in contatto con il nostro io interiore fino ad arrivare a una consapevolezza “Divina” , sapendo gestire le forze più cattive e quelle più benevoli (inerenti ai nostri istinti) , cercando di gestire completamente il bene dal male sapendolo distinguere ed utilizzare nel giusto dei modi , perché questo culto ricorda che nemmeno sarebbe opportuno e utile dividere il bene dal male perché essi si completano..l’uno non potrebbe esistere senza l’altro e l’unione di due forze opposte creano la completezza e perfezione. Quindi la Dea può essere rappresentata come una triplice divinità oppure come un unico essere.

Unica e Trina!

Il Suo potere….. La magia della volontà, della volontà che si esprime e crea……
Le Sacerdotesse ed i Sacerdoti dell’antico culto della Dea Trina (come in tutti i culti antichi) utilizzavano delle sostanze stupefacenti naturali per permettere un alterazione della realtà per entrare in completa simbiosi con il proprio io interiore e alimentare la connessione con se stessi cercando la perfezione dell’equilibrio interiore che permette di utilizzare maggiori forze con più consapevolezza. Addirittura anche gli animali hanno un istinto primordiale nella ricerca di elementi naturali che li possono far staccare dalla realtà fisica per entrare in quella spirituale , ma ovviamente con diversi stadi , questo è un altro discorso che intraprenderò successivamente.
Al giorno d’oggi non c’è il necessario bisogno di assumere sostanze alteranti per raggiungere un stato di elevazione dello spirito , con il tempo sono state studiate tecniche di meditazione e forme di trance leggero da permetterci di entrare in un'altra realtà perfettamente comunicante con la nostra ma nascosta da occhi indiscreti.

Le Divinità sono state create da noi ma nascondono molteplici segreti in varie forme ,
molti di Essi come la Dea Trina ad esempio , ha assunto con il passare del tempo un volto con mille sfaccettature per permetterci a noi di capire meglio le fasi della vita e della completezza che ogni essere vivente cerca di raggiungere , cosi anche nelle varie mitologie Ecate viene rappresentata anche da altre Dee , fanciulla . madre e anziana.

Ecate è una rappresentazione di se stessi che può essere dal piu dolce a piu cattivo pensiero ...il ricercare l'equilibrio interiore ormai intrappolato nel corpo fisico..per mantenere stabile la bilancia...questa è Ecate... non ciò che la mitologia in modi poetici racconta..
ma ciò che spingeva le persone ad identificarla ciò che è ...
Cosi come i vari culti ognuno nasconde qualcosa , un significato dimenticato nel tempo e reso fiaba con la mitologia ,
del mio culto posso attribuire solo un nome e una raffigurazione mitologica alla divinità , come se disegnassi un personaggio di una mia storia , l’obbiettivo di essa è ciò in cui credo e sto cercando di arrivare, il personaggio è la rappresentazione del mio ideale sotto forma concreta visiva , per attribuirgli una figura sulla quale da millenni scrivono e sigillano consapevolezze divine.

Seguo il culto antico della Dea Trina perché il mio obiettivo è riuscire ad arrivare a uno stadio di equilibrio divino dove il nostro stesso universo vive , cercando di concludere il ciclo terreno elevando lo spirito a una consapevolezza superiore.
Seguendo il percorso sulla sua strada vigilata , fermandomi ad ogni incrocio , per poi scegliere la giusta via.

“ Io sono la custode delle chiavi del Tempo”


Questo è un Mio articolo pubblicato il 28 Agosto 2012 sul mio forum , ho deciso di riportarlo qui perchè non avevo parole più adatte di queste inerenti al mio "personale" pensiero sulla Mitologia come insegnamento spirituale . ^_^

Documento di Daphne VolvaRagnarok  copyright

Tell The Owl - Argomento ⑧: Viaggi tra i mondi




Argomento interessante e devo ammettere realmente tosto , N° 8 questo numero parla da solo inerente a cosa stiamo per andare a documentare , è difficile iniziare un argomento che ci porta direttamente a toccare il filo sottile che lega il nostro mondo materiale da quello spirituale , è come entrare in un vortice di spirale "infinito" e cercare di spiegare un emozione una sensazione è proprio filare quel filo che le separa...

Premetto che non ho tantissimo da dire su questo argomento in quanto purtroppo la mia vita movimentata di questi ultimi tempi non mi dà modo di soffermarmi su le percezioni dei viaggi extracorporei , posso solo raccontare delle piccole esperienze che ho avuto a riguardo , devo ammettere però che se riuscirò finalmente a trovare un equilibrio e stabilirmi in un complesso che mi permette di dedicare maggior tempo alla mia vita spirituale sarà una delle prime cose che mi cimenterò perchè ti permette di vivere stadi di percezione con esperienze fantastiche!

E' difficile trovare le parole per descrivere un reale viaggio astrale , purtroppo viene varie volte confuso con delle visualizzazioni post meditazione ma quando la tua anima và oltre la tua percezione materiale riesci realmente a capire qual'è la differenza e non puoi più confonderli o cercare di giustificare razionalmente tali sensazioni.
Ripeto che in argomento non sono preparata a livello teorico nello specifico, tutto ciò è frutto di esperienze e sensazioni che hanno accompagnato quei momenti di completo distacco da ciò che ci lega al terreno.

La prima esperienza la feci tramite degli amici che mi prestarono degli appunti a riguardo ...ero distesa sul letto dopo una ventina di minuti di meditazione cominciai ad entrare in visualizzazione di un paesaggio che inizialmente credevo di conoscere come se ci fossi già stata, il mio corpo era completamente rilassato ma ancora non sentivo differenze tra la visualizzazione del luogo con un reale viaggio. Dopo quasi un ora di cammino in quel luogo dove riuscivo perfettamente a guardarmi intorno come se guardassi un video , ho percepito una sensazione strana , cominciai ad annusare e sentivo odore di terra bagnata (cosa che dove ero realmente non aveva piovuto) eppure sentivo un odore forte come se fossi realmente li, non pensai neanche un secondo al mio corpo continuavo a sentire odori "reali" che però non appartenevano a dove ero realmente, anche perchè in una stanza era impossibile sentire cosi in modo dettagliato determinati odori , poco dopo un pò cominciai a sentire lontano dei suoni e li presi consapevolezza di essere realmente lontano dalla mia stanza....purtroppo la mia vita mi concede pochi di questi spazi e con lo squillo del mio cellulare improvvisamente tornai cosciente dov ero, il risveglio è stato di colpo per il suono inaspettato e molto stancante tipo se avessi dormito dodici ore.

Un altra occasione con un mio amico appena tornato dal Messico , mi disse che li aveva provato delle tecniche di trans per alterare la coscienza e condurre una persona in un viaggio extracorporeo , era la mia prima volta e decisi di fidarmi e buttarmi. Quella volta mi diciamo "spaventai" un pò ed io non sono un tipo che s impressiona facilmente, andò tutto come previsto ero convinta di non essere più li e grazie alla sua "guida" era stato anche più facile andare via , ma purtroppo quella volta ebbi degli intoppi al ritorno, mentre riprendevo concezione della realtà mi sentivo bloccata a metà tra le realtà forse? ancora devo spiegarmelo , il mio amico mi disse che non mi ero rilassata completamente e la paura mi aveva rallentato...comunque l'unica sensazione che riesco a descrivere come se fosse ieri era il fatto di essere consapevole di dove ero , di voler a tutti costi muovermi , alzarmi o parlare ma il mio corpo non rispondeva ai miei comandi...ovvero io volevo alzarmi ma rimanevo li immobile una sensazione abbastanza brutta , scriverla è difficile viverla è un altra storia , comunque rimasi molto perplessa quella volta e decisi di non cimentarmi più ad occhi chiusi senza conoscere bene le tecniche inerenti a pratiche di tribù native messe in pratica alla rinfusa da un novizio.

Altre esperienze sono state piu che altro casuali , come sogni troppo reali , reali che i miei sensi riuscivano a percepire cose che solo essendo realmente li potevi sentire , oppure una volta sentivo di riuscire a respirare un aria diversa tipo se fosse migliore , o semplicemente sapere spostamenti della mia gatta nell'altra stanza mentre io ero sul letto a porta chiusa e riuscire a vedere e sentire il perimetro perfetto delle sue zampine sul parquè senza essere lì.

Forse non sono nulla ,sicuramente descrivere le percezione sensoriali è difficilissimo ma questo è il riassunto di tutto ciò che mi lega a quel mondo al dilà del corpo fisico. Spero solo di riuscire più avanti a far luce su alcuni miei dubbi e riuscire ad intraprendere per bene questo percorso che mi affascina da tempo e che sento realmente che faccia parte della mia natura da sempre , anche in quei piccoli momenti che in automatico volo sulla "nuvoletta" dove il mio sguardo si perde oltre a ciò che gli occhi possono vedere.
Credo sia un percorso dove bisogna dedicarci del tempo con dedizione e impegno poi come in tutte le cose la passione se realmente si vogliono avere dei "Reali" risultati e imparare a davvero a volare! :P

martedì 4 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


O - come Opale



Classe minerale: ossidi.
Formula chimica: SiO2 + H2O

Energie: proiettiva e ricettiva
Pianeti: tutti
Elementi:tutti
Divinità: Cupido
Erbe associate: alloro
Poteri: proiezione astrale, sensitività psichica, bellezza, denaro, fortuna, potere

L'azione terapeutica varia in relazione ai suoi colori. Ha i colori e le qualità di tutte le altre pietre, tanto che può essere caricato e programmato praticamente con ogni tipo di energia e usato in formule per tutte le esigenze magiche. L'opale viene indossato durante le proiezioni astrali per protezione e anche per facilitare il processo. Viene anche usato per rivivere le incarnazioni passate. Tenete l'opale nelle vostre mani e fissatelo. Muovete lo sguardo da un colore all'altro dentro ad esso finchè si stabilisce il contatto con l'inconscio. Quando ciò accade, riandate al passato col pensiero. La pietra è preferita da molti per sviluppare i poteri psichici e viene portata nei gioielli per questo scopo. L'opale viene anche portato addosso per rivelare la bellezza interiore. Gli opali color fuoco vengono usati spesso per attrarre il denaro, quelli neri sono apprezzati come pietre che hanno il potere dai maghi e dai seguaci della religione Wicca. E infine, per i suoi meravigliosi e brillanti colori, per il suo aspetto unico, l'opale è una pietra portafortuna.

Opale: elemento
L’opale racchiude il potere di tutti gli elementi e le loro rispettive caratteristiche: l’energia e la forza del Fuoco; la prosperità, la pace e il benessere della Terra; l’intuizione, le emozioni e la sensibilità dell’Acqua; la comunicazione e la creatività dell’Aria.

Opale: chakra
Opale di fuoco: secondo chakra Svadhishthana (“Addome”)
Opale nobile e tutte le altre varietà: quinto chakra Vishudda (“Gola”) e sesto chakra Ajna (“Fronte o Terzo Occhio”)

Opale: mitologia
Il nome opale ha una radice comune nel sanscrito upala, nel greco opallios e nel latino opalus con significato di “pietra preziosa”.
Numerose citazioni dimostrano che questa pietra è stata apprezzata dalle diverse culture nel corso dei secoli. Lo studioso romano Plinio descrive l’opale come avente “il fuoco del granato, il porpora brillante dell’ametista e il colore verde mare dello smeraldo, tutti scintillanti insieme in un’incredibile unione”. I Romani lo adoravano come il simbolo della speranza e della purezza. A quel tempo si pensava che chi lo indossava fosse protetto dalle malattie.




Leggende

Le leggende che circondano gli opali sono affascinanti e innumerevoli. Gli Aborigeni narrano che il loro creatore venne trasportato sulla terra da un arcobaleno, per portare un messaggio di pace all’umanità. Quando alla fine toccò terra, la pietra prese vita e cominciò ad emettere tutti i colori dell’arcobaleno.
Gli Indiani raccontano, invece, che le divinità Indù Brahama, Shiva e Visnu si innamorarono della stessa bellissima donna e se la contesero per lungo tempo. Un giorno, da gelosi amanti quali erano, durante un litigio, trasformarono l’oggetto del loro desiderio in una nuvola. Poi, ognuno di essi, all’insaputa dell’altro, le diede un colore per poterla riconoscere dalle altre.



La nuvola, però, variopinta di blu, rosso e giallo, venne portata via dal vento. Fu allora che i tre contendenti, per non perdere definitivamente l’amata, decisero di tramutare la nuvola in una gemma, conferendole il potere di infondere speranza e coraggio. Secondo il folklore arabo, invece, gli opali cadevano dal paradiso attraverso lampi di luce.

Si narra che…una farfalla, volando apparentemente spensierata e gaia, fosse triste perché la sua vita era di breve durata. Posatasi su una pietra, espresse in cuor suo una preghiera: chiese a Dio di diventare come quella pietra la cui vita durava millenni, libera da predatori. Nello stesso tempo la pietra vide questa meravigliosa creatura posarsi e pregava, anche lei, in cuor suo desiderando esser colorata, leggera e libera di muoversi, come quella farfalla.
La pietra voleva diventare farfalla e la farfalla pietra. Il Signore ascoltò le loro preghiere e li accontentò. Fu così che nacque l’opale, che non saprà mai se è una farfalla divenuta pietra o una pietra tramutata in farfalla.

Tutte le società che hanno utilizzato l’opale gli hanno conferito dei poteri magici che hanno sempre riguardato la vista, sia quella interiore che quella esteriore: dalla possibilità di vedere chiaramente i propri sentimenti, emozioni nascoste e desideri a quella di vedere nel futuro. Nel Medioevo si pensava che chi la indossasse diventasse invisibile e che fosse vitale per una buona vista.
L’opale ebbe il suo momento di massimo prestigio durante il regno della regina Vittoria d’Inghilterra, che ne fece una vera e propria icona della propria gioielleria.

Oggi l’opale è una gemma universalmente riconosciuta e apprezzata per la sua combinazione unica di colori. La proverbiale fortuna di chi lo indossa, giunta lungo i millenni dalla sua lontana scoperta, arriva fino a voi attraverso i nostri gioielli.

Fonti:
Cure-naturali - Varie Fonti
dai libri
"Enciclopedia delle pietre magiche" di Scott Cunningham
"La cristalloterapia" di D.Secchi e J.Ciaccio

Ricerca di Daphne VolvaRagnarok



domenica 25 novembre 2012

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


N - come Nótt


La Notte, figlia di Nǫrfi. Dai capelli neri e dalla pelle scura, ella cavalca nel cielo sul suo destriero Hrímfaxi, trascinando l'oscurità sul mondo.

Parentele:

-Figlia del gigante Nǫrfi, dai capelli neri e la pelle scura.
-Sposa tre volte. Da Naglfari ha il figlio Auðr, da Annarr la figlia Jǫrð, da Dellingr il figlio Dagr.
-Allfǫðr gli fornisce un cavallo e un carro. Da quel giorno egli cavalca nel cielo in groppa a Hrímfaxi, e ogni dodici ore porta la notte su tutta la terra.

Etimologia:

Nótt, cosmonimo.
«Notte».

Nótt | Norreno, sostantivo femminile nótt, «Notte». La parola era scritta in norreno nótt o, più raramente, nátt; anche se la reale pronuncia, in realtà, avrebbe dovuto comportare un'ortografia ntt. Derivante da un protogermanico *naht-, il termine è comune in tutte le lingue germaniche (cfr. antico e medio alto tedesco naht, tedesco Nacht, olandese nacht; anglosassone næht/niht, inglese night; danese nat, svedese natt). A sua volta, dalla radice indoeuropea *NOKʷT- (cfr. sanscrito niśā, greco nýx, latino nox, russo noč', etc.).


Peter Nicolai Arbo (1887) 



Nótt compare innanzitutto nel Vafþrúðnismál, in una strofa che ci ragguaglia sulle genealogie cosmico-primordiali. Per la prima volta, Nótt compare quale figlia di Nǫrfi, sposa di Dellingr e madre di Dagr.

Da dove il giorno è venuto,
lui che sulla schiera degli uomini va,
e la notte [Nótt] e le fasi lunari?

Dellingr si chiama
colui che fu il padre di Dagr,
e Nótt da Nǫrfi nacque;
luna piena e luna nuova
crearono gli dèi propizi
per segnare agli uomini il tempo.

Ljóða Edda > Vafþrúðnismál [24-25]


Un'altra strofa della stessa composizione cita invece Hrímfaxi, «criniera di brina», il cavallo di Nótt.
Stessa cosa in un passo del Alvíssmál, dove nótt sarebbe interpretabile come nome comune, senonché viene anche detta «figlia di Nǫrfi»
Bellissimo è l'«inno al giorno» con il quale la valchiria Sigrdrífa celebra il suo risveglio, nel canto eddico di cui è protagonista. La notte [Nótt] vi viene salutata insieme alle sue «sorelle», il giorno [Dagr] insieme ai suoi «figli».

Ma è Snorri, come al solito, a fornire la versione più estesa e dettagliata del mito di Nótt, a cui dedica il decimo capitolo della sua Edda. Ci racconta della sua nascita, portando a tre il numero dei suoi matrimoni, e infine narra di come Óðinn mise lei e suo figlio Dagr a cavalcare in cielo, portando rispettivamente la notte e il giorno:

Nǫrfi o Narfi si chiamava un gigante che abitava in Jǫtunheimr. Egli aveva una figlia, che si chiamava Nótt, la quale era scura di carnagione e nera di capelli, come si addiceva alla sua stirpe. Ella era moglie di un uomo chiamato Naglfari. Loro figlio fu Auðr. In seguito fu sposata a uno che si chiamava Annarr. La loro figlia si chiamò Jǫrð. Infine ebbe Dellingr, che era della stirpe degli Æsir. Loro figlio fu Dagr. Egli era luminoso e bello come suo padre. Quindi Allfǫðr prese Nótt e Dagr, figlio di lei, diede loro due cavalli e due carri e li mandò su in cielo, affinché cavalcassero ogni dodici ore attorno alla terra. Nótt corre per prima su quel cavallo che si chiama Hrímfaxi e ogni mattino esso bagna la terra con la schiuma del suo morso. Il cavallo che possiede Dagr si chiama Skinfaxi perché col suo manto illumina tutto il cielo e la terra.

Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [10]


Fonti: Bifrost e web

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


M - come Medusa


Esite una divinità che è l’altro volto della Grande Dèa, come anche «l’altro aspetto della bella Persefone» . A lei, Athena, nell’osservare il proprio riflesso nell’acqua, si vide, con orrore, somigliante. È una dèa che fu decapitata da colui che ne guardava il viso riflesso da una lustra superficie: un guerriero la cui ombra riflessa sul mare fu successivamente azzannata da un mostro marino. Questa dèa è Gorgo, il cui volto è simile a uno specchio, per chi, seppure terrorizzato, osa fissarlo.

Medusa è un mostro della mitologia greca, figlia di Forco e di Ceto. Era una delle Gorgoni, insieme a Steno ed Euriale, e l'unica a non essere immortale. Nelle rappresentazioni più antiche ella era orrenda, esattamente come le sue sorelle Steno ed Euriale. In versioni più recenti tuttavia (Pindaro, Ovidio) Medusa è stata considerata come una donna bellissima che riusciva ad affascinare gli uomini che non riuscendo a trattenersi si voltavano e la guardavano, trasformandosi in pietra.

Era un mostro, di aspetto terribile, con la testa cinta di serpenti, zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d’oro, occhi scintillanti e sguardo che impietriva. Perseo, venuto per ucciderla su ordine di Polidette, tiranno di Serifo, o di Atena, le tagliò la testa mentre Medusa dormiva, sollevandosi in aria con i sandali alati e servendosi dello scudo come di uno specchio per evitarne lo sguardo terribile. Dal suo capo uscirono il cavallo Pegaso e Crisaore. Atena poi ne fissò la testa al centro dell’egida sul suo petto (o sul suo scudo) e Perseo ne raccolse il sangue: velenoso quello sgorgato dalla vena sinistra, rimedio risuscitatore dei morti quello della vena destra.

La leggenda più tarda fece di Medusa una fanciulla rivale di Atena per la bellezza della chioma, che la dea punì cambiandone i capelli in serpenti, o anche una fanciulla che, violata da Poseidone in un tempio della dea, fu punita per il sacrilegio.
L’effigie riprodotta dai fonditori di artiglieria dell’epoca moderna per abbellimento, è divenuta poi simbolo dell’arma d’artiglieria e adoperata come fregio della bandoliera di parata e delle gualdrappe per cavalli.

Inoltre, la sua testa continuava a rendere di pietra chiunque la guardasse anche dopo essere stata staccata dal corpo: Perseo, infatti, la mostrò ad Atlante che diventò il monte omonimo, quindi a Fineo (o Agenore) e duecento dei suoi seguaci durante lo scontro armato per la mano di Andromeda. Inoltre usò la testa della gorgone anche per riscattare la madre, tenuta prigioniera dal perfido re Polidette.
Infine, la testa di Medusa fu donata da Perseo ad Atena, che gli aveva donato lo specchio riflettente con il quale aveva potuto affrontare Medusa senza guardarla direttamente negli occhi e senza così essere pietrificato; Atena, ricevutala in dono, la pose al centro della propria Egida fondendola con essa, lo scudo così assunse la capacità di ridurre in pietra chiunque.
Secondo una variante Perseo seppellì la testa ad Argo.


Medusa : Michelangelo Merisi da Caravaggio - 1597 ca. - olio su tela - Galleria degli Uffizi, Firenze





Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


I- come Inanna


Figlia del dio del cielo An, ma anche del dio della luna Nanna. È sorella del dio del Sole Utu, nipote del dio dell'Aria Enlil e compagna del dio-pastore Dumuzi. Era soprannominata dai Sumeri "Anunita" (o anunitu), perché era la preferita del prozio Anu, il padre degli dei che abitava in cielo e che giaceva con lei, quando veniva in visita sulla terra.
Ella fa parte del clan degli Dei Enliliti in contrapposizione agli Dei del clan di Enki fratellastro e rivale di Enlil.


Inanna è la più importante Dea sumera dell’antica civiltà mesopotamica.
Dea dell’amore, della fecondità e della bellezza, Inanna è regina dei cieli e della terra. E’ anche Dea del grano, della guerra, e dell’amore sessuale.
Lei è contemporaneamente regina della terra e del cielo, della materia e dello spirito, dell’oscurità e della luce, dell’abbondanza della terra e guida celeste.
Inanna ha una sorella: Ereshkigal. E’ la sua ombra, il suo complemento: insieme le due dee formano il disegno bipolare della totalità del femminile archetipico, l’unità madre-figlia della grande Dea. Tale disegno è analogo alle peregrinazioni della stella Inanna, sopra e sotto l’orizzonte. La faccia illuminata e la faccia buia della luna.
Entrambe le immagini delle dee rappresentano fasi di un tutto, che va visto e onorato.
Ereshkigal è la dea oscura. Il suo nome significa “signora del gran luogo inferiore” , ma prima di essere relegata nel kur, anche lei era una dea dei cereali e viveva nel mondo superno.
Perciò simboleggia il gran circolo della natura, il seme al di sopra del terreno che cresce, e il seme sotto terra che muore per poi germogliare nuovamente.
Rappresenta il continuum in cui i vari stati sono semplicemente vissuti come trasformazioni di un’unica energia. Secondo il mito, quando si trovava nel mondo superno, Ereshkigal si chiamava Ninlil e veniva detta la moglie di Enlil, il dio del cielo della seconda generazione. Ninlil fu più volte violentata dal marito sotto vari travestimenti. Sicchè gli dei lo punirono mandandolo nel mondo sotterraneo. Ma per amore del consorte, Ninlil lo seguì negli inferi dove assunse il nome di Ereshkigal.

Essa simboleggia l’abisso che è la sorgente e la fine, il terreno di tutto quanto l’essere.
Il suo regno rappresenta l’unica certezza della vita: il fatto che tutti moriamo.


I numerosi miti su Inanna furono creati tra il 3500 a. C. e il 1900, ma probabilmente hanno origini anche anteriori. Nella loro versione originale si trattava sicuramente di miti pre-patriarcali. Tuttavia le storie che la riguardano dimostrano le incursioni del patriarcato nella progressiva sua perdita di status, tale per cui da “Dea di ogni cosa” gradualmente si trasformò in una seduttrice. Il fatto che nella preistoria fosse rappresentata come una Dea di fertilità della terra, come testimoniano le statuine che la ritraggono con grandi fianchi e seni prosperosi, mentre in seguito si trasformò in una “bella donna” è un chiaro sintomo dell’avvento del potere patriarcale. Quando i Babilonesi e gli Assiri subentrarono in Mesopotamia ai Sumeri, identificarono con Inanna la loro dea Ishtar.
I racconti ed il suo mito forniscono in primo luogo la trasposizione letteraria del ciclo stagionale e del ritmo della natura, con i suoi mutamenti, lo svuotamento e riempimento dei granai, la trasformazione dei cereali e dell’uva. In secondo luogo il mito della discesa negli inferi è indubbiamente la storia di un’iniziazione ai misteri.

Patrona di tutte le emozioni quali amore, gelosia, gioia, dolore, timidezza ed esibizionismo, fino alla passione, l’ambizione e la generosità, Inanna fu eternamente giovane, dinamica, fiera, sensuale e libera. Una variante del suo nome è Ninnanna, che significa regina del cielo. E’ anche chiamata Ninsianna quale personificazione del pianeta Venere. Viene descritta come una dea riccamente abbigliata o completamente nuda.
Il suo simbolo è la stella a otto punte. Suoi importanti santuari si trovavano a Uruk, Zabala e in Babilonia.
Non fu mai accasata, nè dominata da alcuno, magnetica quanto indipendente. Sempre in movimento, alla ricerca della sua casa, del suo potere. Regina del cielo, dea delle piogge gentili e dei terribili acquazzoni, dea del mattino e stella della sera, regina della terra e della sua fertilità, ma anche dea della guerra e dell’amore sessuale. Più estroversa persino di Afrodite, era una dea molto attiva. Molti furono i nomi attraverso cui il suo culto si diffuse trasformandosi (Ishtar, Iside, Neith, Meti, Astarte, Cibele, Afrodite, Brigit), tuttavia tutte le dee che vennero dopo di lei vengono descritte come molto meno potenti di quanto lo fosse Inanna.


Fonti: "il dizionazio delle Dee e delle Eroine" di Patricia Monoghan
"la grande Dea-il viaggio di Inanna regina dei mondi" di S.W.Perera
Eridano School of astrology - Manuela Caregnato


Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


H - come Heket


La dea Heket o Hequet-Hiquit era la divina madre della fertilità dell'antico Egitto, la protettrice della nuova vita.

Era spesso rappresentata come una rana o una donna con il capo di rana, ed era frequentemente invocata per portare protezione al processo del parto o per difendere l'unità familiare e custodire la casa.
Gli amuleti indossati dalle donne come protezione al momento della nascita portavano spesso la sua immagine, e si credeva anche che ella portasse sollievo alla madre grazie a degli arnesi raffigurati sul ventre o poggiati simili a coltelli aiutasse dai dolori durante il parto.

L'influenza di Heket si manifestava nell'infondere i primi segni della vita ad un bambino non ancora nato, e nell'accelerare gli ultimi momenti di travaglio.

Si riteneva che Heket fosse una tra le divinità che creavano la forma del bambino nel ventre materno.
Secondo alcune fonti essa era da considerare la controparte femminile del dio Ariete Khnum, se non addirittura la sposa, il quale plasmava i fanciulli non ancora nati sul suo tornio da vasaio.


Non è sorprendente che la rana fosse associata alla gestazione e al parto. Le rane adulte sarebbero state numerose all’alba dei tempi e le loro uova sarebbero state abbondanti nelle acque del Nilo e nelle sue cateratte. Poiché gli Egiziani ritenevano che la vita emergesse dalle acque primordiali di Nu e che il Nilo stesso sgorgasse da Nu, le sue acque sarebbero dunque state indicative della nuova vita, specialmente qualora si consideri che il fiume era essenziale alla nuova crescita del raccolto e al nutrimento del popolo egiziano. La connessione si sarebbe rafforzata dall’osservazione delle acque del feto che si rompevano prima del momento della nascita. I bambini, come le rane, emergevano dall’acqua.

L’immagine di Heket divenne un potente totem di protezione.
Era questo un modo per assicurarsi la protezione sacra che Heket poteva fornire, ponendosi sotto la sua tutela durante il periodo della gestazione e del parto.
Heket era anche una protettrice della casa. Coltelli magici con rappresentazioni della divinità rana erano usati durante il Medio Regno per assicurare protezione al nucleo familiare.
Nelle tradizioni dell’America centrale si riteneva che la rana portasse salute eliminando l’energia negativa e tenendo lontano il male.
Le ostetriche erano definite "serve di Heket" in onore del loro compito di dispensare la vita. I colori di Heket sono il verde e il rosa.

Tra le forme di protezione di Heket c’era quella di disperdere le forze negative assicurando alla nuova vita un passaggio sicuro nel mondo.

Fonti: Vari appunti e fonti

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:


G - come Gea-Gaia


Nel vuoto primordiale cominciò la danza di Gaia, la dea della Terra.
Si ripiegò in forma di sfera e dalla sua schiena crebbero le montagne.
L'umidità presente nel suo corpo si trasformò in pioggia feconda,
i suoi interstizi si convertirono in valli, dai suoi pori spuntarono le prime piante
e dalla sua pelle i primi animali. In seguito dal suo seno fece nascere donne e uomini .


Etimologia: Gea o Gaia (in greco attico Γῆ, in greco ionico Γαῖα) nella mitologia greca è il Titano femmina che impersona la Terra, identificata nella Dea Romana Tellure.

Mito: Gaia è il nome della Dea attraverso cui gli antichi Greci onoravano la Terra.
In base a questa credenza, Gaia, fecondo ventre cosinico scaturito dal primordiale spazio interstellare noto con l’appellativo di Caos.
La Teogonia di Esiodo racconta come, dopo il Caos, sorse l’immortale Gea, progenitrice degli dei dell’Olimpo. Da sola e senza congiungersi con nessuno, ella generò Urano (il cielo stellato), Ponto (le sterili profondità del mare) e le montagne. In seguito, racconta sempre Esiodo, si unì ad Urano dando alla luce i Titani. Esiodo parla anche della successiva progenie di Gaia ed Urano, dapprima i Ciclopi. Poi i tre terribili Ecatonchiri dalle cento braccia.
ma Urano, temendo che la loro forza potesse essere superiore a a sua, ha proibito a Gaia di partorirli.
Nondimeno, a Cronos, il Tempo, il più forte dei suoi figli, Gaia donò una falce fatta con un materiale duro come l'acciaio e simile al diamante: con essa Cronos avrebbe reciso i genitali di Urano ponendosi all'entrata del ventre materno.
Ciò ha permesso a Gaia di creare tutti gli dèi e tutte le dee dell'antica Grecia.

Presso il celeberrimo tempio innalzato a Delfi in suo onore, si recavano le sacerdotesse che gettavano manciate di erbe sacre all'interno di un calderone, ricorrendo al fragrante fumo che ne scaturiva per invocare l'eterna saggezza di Gaia.

Fonti: Il web